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Lettera al Sole di Cosimo Greco 4BLS

Lettera al Sole di Cosimo Greco 4 BLS

Caro Sole,

Ti scrivo questa lettera perché tu, da lassù, sei il testimone di tutti gli avvenimenti che accadono qui sulla terra.

Mi chiamo Marco, ho 12 anni e faccio la seconda media. Mi piace studiare, specialmente scienze; è la mia materia preferita. Amo analizzare il corpo umano, tutti i tessuti, gli apparati, le varie ossa; da grande sogno di fare il dottore … almeno posso riuscire a guarire qualcuno. Caro Sole, vedere l’espressione di un ragazzo che dopo tanto tempo riesce a camminare, non ha limiti. Per questo motivo mi voglio laureare in medicina … voglio rendere felici le persone! Le voglio guarire! Voglio che almeno loro provino la gratificante sensazione di camminare con le proprie gambe! So a cosa stai pensando adesso, Sole mio; ti stai chiedendo perché ho scritto “almeno loro”. Devi sapere che sfortunatamente quella sensazione non la proverò mai; sono nato con un tumore alle ossa della gamba sinistra. I dottori non hanno potuto far niente.

Io sono sempre stato un ragazzo ottimista. Quando vedevo mia madre piangere per la mia situazione, correvo verso di lei … beh, forse “correre” non è la parola adeguata. Comunque, mi fiondavo su di lei, l’abbracciavo forte forte e le dicevo: «Mamma, non essere triste. Almeno quando mi compri le scarpe, ne prendiamo solo una invece di due. Risparmiamo soldi!». Lei mi guardava intensamente ed accennava un piccolo sorriso.

Quando io e la mia mamma andavamo in spiaggia, nessun bambino voleva costruire un castello di sabbia con me. Ma io non ero triste, perché sapevo che mi sarei divertito lo stesso con lei. Sole mio, ho fatto tante di quelle risate; poi ci inventavamo anche alcuni giochi. Mi ricordo che lei si sedeva accanto a me e copriva la sua gamba sinistra con la sabbia. Diceva sorridendo: «Guarda, siamo uguali». Io mi mettevo a ridere. Lei poi mi diceva: «Una, due gambe … che differenza c’è? Tu sarai sempre il mio Marco, ricordatelo». Io l’abbracciavo forte, mi sentivo speciale racchiuso tra le sue braccia. Riusciva a farmi dimenticare del mio “piccolo” problema … ed era una sensazione bellissima.

Un anno fa ho iniziato a frequentare le scuole medie. Io ero tesissimo, stavo per conoscere dei nuovi amici, dei nuovi compagni con cui avrei condiviso tre anni della mia vita. All’inizio si dimostrarono molto socievoli ed altruisti nei miei confronti … ma dopo un po’, tutto è cambiato.

Mi iniziarono a chiamare “mezza gamba”; io ridevo … anzi, fingevo di ridere. Non volevo fargli capire che mi importava qualcosa delle loro frasi. Questa situazione andò avanti per mesi; mi prendevano in giro, mi nascondevano le stampelle, mi dicevano: «Dai, facciamo una gara di corsa, “mezza gamba”» e si mettevano a ridere. Io continuavo ad avere sempre il sorriso stampato sulla faccia, sperando che prima o poi la smettessero.

Ma non fu così. Andarono avanti giorno dopo giorno, settimana dopo settimana, mese dopo mese.

Ricordo che alcuni miei compagni mi presero in braccio con forza, mi portarono fuori dall’istituto e mi lasciarono lì, da solo. Per fortuna c’era Giuseppe, il bidello della scuola, che era andato a buttare la spazzatura. Appena mi vide, diventò rosso in volto, era accecato dall’ira. Mi prese in braccio e mi portò in classe. Disse quanto accaduto alla mia professoressa di italiano, che subito fece sospendere quei ragazzi. Il risultato? Un occhio nero e tanti lividi sul corpo.

Quando arrivai a casa, la mia mamma era preoccupatissima. Io le dissi che ero caduto dalle scale, non potevo dirle la verità … avevo troppa paura che quei ragazzi mi rifacessero nuovamente male. È stata un esperienza terrificante; 5 ragazzi in cerchio intorno a me che tiravano pugni e calci sul mio corpo steso a terra.

Caro Sole, sino ad ora ho ricevuto tanti insulti, prese in giro … violenze verbali e fisiche. Non riesco ad andare avanti.

Sole mio, tu che dimori in cielo, aspettami, sto arrivando. Qui non ce la faccio più.